17 Settembre 2026
A cura di: Redazione IVM

Lo spazio di lavoro invisibile

Tempo di lettura: 1.9 mins
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Acustica, luce e materiali: progettare il benessere negli ambienti di lavoro.

Entriamo in un ufficio e pensiamo di averlo già visto. In realtà, abbiamo appena iniziato a sentirlo.
Forme, colori, arredi e proporzioni sono ciò che percepiamo per primo. Ma l’esperienza di uno spazio di lavoro è fatta anche di elementi meno evidenti: il suono di una conversazione, la luce che cambia durante la giornata, la temperatura, la sensazione di una superficie al tatto.
È una dimensione quasi invisibile della progettazione degli uffici, eppure capace di determinare il modo in cui viviamo un luogo.

Il suono dello spazio
Ogni ufficio ha un proprio paesaggio sonoro. Voci, passi, telefonate, tastiere: suoni che possono contribuire alla vitalità di un ambiente oppure diventare fonte di distrazione.
Progettare il comfort acustico significa trovare un equilibrio tra apertura e protezione, condivisione e privacy. Pareti divisorie, materiali e superfici possono contribuire a creare le condizioni giuste per concentrarsi, incontrarsi o collaborare.

La luce cambia, lo spazio con lei
La luce naturale ci mette in relazione con l’esterno e con il trascorrere delle ore; quella artificiale accompagna attività e atmosfere differenti.
Trasparenze, superfici opache e pareti vetrate possono filtrarla, diffonderla o lasciarla attraversare gli ambienti.
L’ufficio non è un’immagine immobile: cambia durante la giornata e dovrebbe saper cambiare insieme a chi lo abita.

La materia si guarda, ma si sente anche
Legno, vetro, metallo, tessuto. Superfici morbide, ruvide, calde, fredde, opache o trasparenti. Materiali e finiture costruiscono l’identità visiva di un ambiente, ma generano anche sensazioni. Una parete può filtrare la luce, attenuare il rumore e proteggere la privacy senza isolare. Un tessuto può introdurre morbidezza e comfort.
È qui che il design smette di essere esclusivamente visivo e diventa esperienza.

Progettare ciò che non si vede
Forse la domanda non è più soltanto “come deve apparire un ufficio?”, ma “come vogliamo sentirci al suo interno?”

Concentrati quando serve. Liberi di confrontarci quando vogliamo. Protetti senza sentirci isolati. A nostro agio, quasi senza sapere perché.
Perché spesso la qualità di uno spazio non è in ciò che cattura immediatamente lo sguardo.
È in tutto ciò che quasi non notiamo, ma continuiamo a percepire.

 

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